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Paragrafo 4 . L'Unione Sovietica da Gorbacv alla dissoluzione.

     
In  Unione Sovietica, nel corso dei tre anni successivi alla morte  di
Breznev,  avvenuta  nel 1982, si verific un continuo  cambiamento  ai
vertici  del  partito  e  dello  stato: Jurij  Andropov,  succeduto  a
Breznev, mor nel 1984 e venne sostituito da Konstantin Cernenko. Nel
marzo  del  1985  anche questi mor e gli subentr Michail  Sergeevic
Gorbacv,  che  con i suoi cinquantaquattro anni era  il  pi  giovane
segretario del PCUS degli ultimi cinquant'anni.
     Gorbacv  oper  una vera e propria inversione di rotta  rispetto
ai  suoi predecessori. In politica interna egli si distacc nettamente
dall'immobilismo  e dalla rigida difesa del regime, tipici  dell'epoca
brezneviana,    per   avviare   una   ristrutturazione   (perestrojka)
dell'intero  sistema  economico e politico e per instaurare  un  nuovo
rapporto tra stato e cittadino, fondato sulla trasparenza (glasnost) e
volto  ad  eliminare  l'inefficienza e la  corruzione  della  pubblica
amministrazione.
     
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     In  campo  economico  fu  concessa una  maggiore  autonomia  alle
aziende e vennero introdotti elementi tipici dell'economia di mercato,
allo  scopo  di  rendere pi produttivo il sistema  socialista  basato
sulla  macchinosa e opprimente pianificazione quinquennale.  L'assetto
politico-istituzionale conobbe un rapido processo di liberalizzazione:
la  fine  delle  persecuzioni  nei confronti  della  dissidenza  e  la
legalizzazione dei partiti avviarono la democratizzazione  della  vita
politica, favorita anche dalla separazione del partito dallo  stato  e
dalla  nascita di nuove istituzioni rappresentative come il  congresso
dei deputati del popolo.
     In  politica estera Gorbacv riprese e intensific le  trattative
per  la  distensione e per il disarmo, allo scopo anche di porre  fine
alle   ingenti  spese  militari  e  destinare  maggiori   risorse   al
risanamento dell'economia e al miglioramento delle condizioni di  vita
della  popolazione.  In questa opera il leader  sovietico  si  avvalse
della  determinante  collaborazione del ministro degli  esteri  Eduard
Shevardnadze,  nominato  nel 1985 al posto del settantottennne  Andrej
Gromyko, a capo della diplomazia sovietica da quasi trent'anni.
     Il  processo  di liberalizzazione avviato dalla perestrojka  ebbe
effetti  sconvolgenti per l'Unione Sovietica, in quanto fece scoppiare
le  contraddizioni insite nel sistema economico e politico che fino  a
quel  momento  erano  state tenute sotto controllo  dall'autoritarismo
dell'apparato   politico-istituzionale.  Le  riforme  economiche,   in
presenza   di  strutture  produttive  che  privilegiavano  l'industria
pesante  e le forniture militari, stentarono a concretarsi un  po'  in
tutti  i  settori, specialmente in quello della produzione di beni  di
consumo  e nell'agricoltura, sempre pi dissestata. Tutto ci  provoc
gravi  carenze  alimentari,  data anche la  difficolt  di  effettuare
acquisti  all'estero in seguito alla scarsit di valuta  pregiata.  Il
conseguente  peggioramento delle condizioni di vita della  popolazione
rese ancora pi acuta e incontrollabile la tensione politico-sociale.
     I   mutamenti   introdotti   nell'assetto  politico-istituzionale
fecero esplodere la questione delle nazionalit, uno dei problemi  pi
gravi e complessi, legato alla struttura stessa dell'Unione Sovietica,
composta  da  quindici repubbliche e abitata da pi  di  cento  gruppi
etnici, differenti per lingua, cultura e religione e non sempre capaci
di  convivere  pacificamente. Le rivendicazioni  autonomistiche  e  le
aspirazioni secessionistiche, specialmente a partire dal 1990,  quando
nei  vari  stati si formarono parlamenti democraticamente  eletti,  si
fecero  sempre  pi intense e in qualche caso furono  accompagnate  da
sanguinosi scontri interetnici.
     Nel  frattempo emersero in maniera sempre pi netta  i  contrasti
tra  Gorbacv,  che intendeva procedere con gradualit nell'attuazione
delle  riforme,  e i riformisti radicali, fautori di un  pi  vasto  e
rapido  cambiamento,  guidati  da  Boris  Nikolaevic  Eltsin,  eletto
presidente  della  repubblica russa nel giugno del  1991.  Sul  fronte
opposto c'erano infine i conservatori e le forze reazionarie,  che  il
19 agosto del 1991 tentarono addirittura un colpo di stato, arrestando
Gorbacv  che  si trovava in vacanza in Crimea e presidiando  Mosca  e
altre  citt  con  i  carri  armati. Male  organizzato  e  decisamente
ostacolato  dalla  reazione popolare, nel giro  di  pochi  giorni,  il
tentativo  fall;  esso  per non fu senza  conseguenze.  Eltsin,  che
durante  i  giorni  del  golpe  era stato  libero  di  organizzare  la
resistenza   popolare  ed  aveva  acquisito  un   notevole   prestigio
personale,  non  ebbe troppe difficolt a liquidare  Gorbacv.  Questi
cerc
     
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     di  reagire, decretando lo scioglimento del PCUS, dimettendosi da
segretario generale e tentando di riaggregare in una nuova federazione
le  repubbliche dichiaratesi indipendenti. La disgregazione  per  era
ormai  inevitabile:  nel  dicembre del 1991 venne  decretata  la  fine
dell'URSS  e  con  essa  quella  del suo  ultimo  presidente,  Michail
Sergeevic  Gorbacv. Contemporaneamente undici delle  repubbliche  ex
sovietiche dettero vita alla comunit di stati indipendenti (CSI).
     La  fine  dell'Unione  Sovietica ha  determinato  l'insorgere  di
numerosi  e  gravi problemi in tutta l'area. I rapporti tra  le  nuove
realt  politiche, a causa soprattutto di contrapposte  rivendicazioni
territoriali,  sono  stati  in  molti  casi  conflittuali   ed   hanno
determinato  lo  scoppio  di ripetuti scontri armati;  all'interno  di
alcuni  stati sono esplosi contrasti interetnici e lotte per il potere
che hanno originato vere e proprie guerre civili.
     La   Russia,  che  nelle  relazioni  internazionali  ha  raccolto
l'eredit  dell'URSS, ha fin dall'inizio mirato ad assumere  un  ruolo
egemone. La sue condizioni comunque non sono apparse molto diverse  da
quelle  delle altre repubbliche ex sovietiche. La situazione economica
  stata  contrassegnata da un'inflazione galoppante, un  aumento  del
deficit   pubblico,  il  calo  della  produzione   e   una   crescente
disoccupazione.   Le  condizioni  di  vita  della  maggioranza   della
popolazione  hanno continuato ad essere misere, mentre con  il  libero
mercato  e l'apertura delle frontiere sono emerse gravi sperequazioni,
spesso  derivanti da facili arricchimenti ottenuti attraverso attivit
speculative  e  malavitose. La stabilit politica continua  ad  essere
minacciata  dalle rivendicazioni separatiste delle minoranze  etniche,
dalla  conflittualit  con gli altri stati  membri  della  CSI  e  dai
contrasti al vertice dello stato.
